mercoledì 16 luglio 2008

La certezza del dolore di Piera Maria Chessa

Cosa nasconde il tuo sguardo lontano?
Un viaggio laborioso nel passato?
Il ricordo di un dolore già vissuto?

I chiaroscuri si delineano lievi
nell'ombra riposante della mente,
poi i sentimenti ritrovano un nome
e i colori si fanno più vivi.

Si attenua la lenta sofferenza
rarefatta dal calore degli affetti,
ma si accentua la certezza del dolore
supporto amaro alla fragilità dell'uomo.

La poesia è tratta dalla raccolta: "Un ordinato groviglio" ed. Il Filo di recente pubblicazione.
Tutte le poesie di Piera sono dense di significato, soprattutto ridestano in chi legge sensazioni e suggestioni che talvolta pensiamo di aver perduto, al pari di una Umanità profonda alla quale non possiamo rinunciare. Dedico la poesia a S. che comunica con lo sguardo il suo dolore.

venerdì 4 luglio 2008

Reparto Rianimazione

E' al piano terra dell'ospedale e non puoi sbagliare, una freccia te lo indica in modo perentorio, accanto, con altra freccia e grandi lettere c'è il Pronto Soccorso.
La ambulanze non imboccano mai l'accesso sbagliato, nemmeno s'incrociano, ognuna arriva "sparata" al punto giusto.
Anche tu familiare, imbocchi la giusta entrata, non hai la sirena, solo il viso stravolto e il cuore in gola.
La prima volta non sai cosa aspettarti e nemmeno ci pensi, sai solo che il tuo caro sarà riportato in vita, altrimenti, ti dici, che senso avrebbe la rianimazione?
Ti ritrovi dietro una porta sbarrata insieme ad altri che aspettano come te che si possa entrare, uno alla volta, e in tuta antisettica, per vedere con i tuoi occhi se il miracolo si è compiuto.
La tensione nell'attesa è palpabile, trabocca dagli occhi e dai tratti dei volti privi di qualsiasi mobilità.
Entri, finalmente, e vedi una serie di letti con corpi sdraiati, nudi e indifesi, collegati a a macchine silenziose, avvolti da una serie di tubicini che vanno in direzioni diverse.
Dov'è il mio "caro"? Ti muovi con passi leggeri e il cuore in gola, hai paura di non vederlo, poi realizzi che è lì, respira, ha gli occhi chiusi, ma cosa importa?
Gli pargli, gli dici di star tranquilo, chè va tutto bene...Lo accarezzi sul viso amato e gli rinnovi il tuo amore insieme alla promessa di essergli accanto, sempre, anche se non ti vede.
Ogni letto ha vicino un famigliare che sussurra e combatte con la voglia di piangere, ma tu li vedi avvolti dalla nebbia in un silenzio irreale.
Medici e infermieri ti appaiono come Angeli, tutti più vicini al Signore di quanto tu sia mai stato...con poteri infiniti , ai quali baceresti mani e piedi, se solo te lo permettessero.
Ti allontani con il cuore in pezzi desiderando di essere almeno un camice verde...un angelo autorizzato a restare.
Gli angeli sono chiusi in un gabbiotto di vetro, ti lanciano un'occhiata distratta finchè non li costringi a vederti picchiando discretamente sul vetro.
Solo allora qualcuno si alza e apre una porta, tu gli chiedi l'elemosina di qualche parola che che per te vuole dire "Speranza".
Fuori, nell'anticamera, ti ritrovi con chi ancora aspetta e tutti ti chiedono notizie, come se la salvezza di uno potesse tramutarsi nella salvezza di tutti.
Scambi qualche parola:- Coraggio...Dobbiamo sperare...qui sono in buone mani!
Parli per loro e per te, qualcuno assentisce, qualche altro piange in silenzio.
Siamo nella stessa scialuppa, ti viene da pensare: ora siamo tutti uguali, tutti fratelli.
Di sorridere però non hai nessuna voglia, ricominci a pregare.

lunedì 2 giugno 2008

Ali di farfalla da "Sinuosi riverberi" di C.Favaloro


ALI DI FARFALLA


Quando il pensiero

si posa come ali

di farfalla delicatamente

sopra il tuo viso,

emerge dal nulla

uno sguardo attento,

vigile e gli occhi

acutizzano

un dolore nascosto.

Anche il sorriso

cerca di celare

verità non percepibili.

L'emozione di amare,

di essere amato

di nuovo è in te.

Nessuno la conosce.

Una speranza,

un desiderio,

appropriarsi di qualcosa

mai posseduto

ma a lungo bramato:

un sentimento,

un bene prezioso,

una certezza,

un domani felice.

domenica 25 maggio 2008

Rom: tutti uguali?

Voglio parlare dei Rom, prima di tutto per fare "mea culpa" per aver omesso il nome dell'autore della poesia "quattro chiodi" oggetto dell'ultimo post, e rimedio subito: la poesia è di Spatzo che nella lingua dei Sinti significa "uccellino, passero",un soprannome che richiama il senso della libertà e della precarietà che ha sempre caratterizzato la vita del poeta e del popolo Rom in generale.
Nella mia esperienza di docente ho spesso avuto alunni di etnia rom e sempre ho verificato che provenivano da famiglie estremamente dignitose e rispettose delle istituzioni, gente che riconosceva alla scuola un ruolo importante nella vita dei loro figli.
Oggi pare che i rom siano persone da cui guardarsi, nemici da allontanare, tutti sporchi e cattivi in ugual misura.
Forse io sono stata fortunata, oppure la verità è che per sentirci puliti e buoni abbiamo bisogno di far "pulizia" intorno a noi anzichè in noi stessi che al solo pensarci è compito assai più arduo?
L'altro da noi è un mondo che chiede di essere conosciuto, prima che giudicato.
Invito chi è interessato a documentarsi sulla storia dei rom. Suggerisco qualche ricerca e infine il sito www.vurdon.it.
Ho scoperto, tra l'altro, poeti, tradizioni, sentimenti e difficoltà di persone che rivendicano il loro diritto alla vita. Che c'è di male in questo?

sabato 24 maggio 2008

I quattro chiodi

Dice la leggenda:
Quattro chiodi erano forgiati
per far morire il Redentore.

Li vide una figlia del vento
che valicava il colle
nel suo andare per le strade del mondo.

Uno appena ne sottrasse
che il soldato non s'accorse.

E Lui così fu crocifisso
con tre chiodi soltanto.

Il quarto chiodo accomunò il dolore
dei Sinti al Redentore.

Dice la leggenda.

giovedì 15 maggio 2008

Silenzio

Il poeta R.Tagore scrisse nel lontano 1912 una piccola antologia di poesie e canzoni cui diede il nome di "Gitanjali" che significa "Offerta di canti". La piccola antologia valse a Tagore il premio Nobel per la letteratura nel 1913.
Voglio condividere con voi un canto che dedico ad una persona sempre presente nel mio cuore.

Se non parli riempirò il mio cuore del tuo silenzio
e lo sopporterò.
Resterò qui fermo ad aspettare come la notte,
con la sua veglia stellata
e il suo capo pazientemente chino.

Di certo verrà il mattino,
il buio svanirà e la tua voce si riverserà dal cielo
in torrenti dorati.

Allora le tue parole metteranno le ali
spiccando il volo da tutti i miei nidi d'uccello
e le tue melodie sbocceranno nei fiori di tutti i miei boschi.

venerdì 2 maggio 2008

Primavera

Riprendo a scrivere dopo un lungo silenzio, grazie soprattutto all'incoraggiamento costante di una carissima amica che non ha cessato di essermi vicina nei momenti di sconforto e tristezza che continuo a vivere, mio malgrado.
Lei mi ha aiutato, con dolci parole, ad aprire gli occhi sul volo delle rondini, sulla natura che immutabile nei suoi ritmi sempre si rinnova, e s'impone prepotente ai nostri sensi con nuovi, inattesi profumi, forme e colori.
Il mio cuore , stretto in una morsa tenace, solo a fatica riesce ora ad espandersi...devo profittarne.
Solo da poco riesco ad accorgermi che il cielo è di uno splendido azzurro, che il mio balcone è di muovo fiorito...che i semi piantati con scarsa fiducia si sono fatti largo nel terreno compatto per rispondere al richiamo della vita.
La Primavera comincia nel cuore? Per me è stato così! Il mio augurio a tutti è di riuscire a conservare un briciolo di primavera anche nel gelido e cupo inverno dell'anima. E' difficile, molto.
L'unica ancora è la Speranza che non deve mai venire meno.
Io spero...voglio continuare a sperare, perchè voglio vivere.