giovedì 18 settembre 2008

Gridare senza voce

Alcuni hanno ancora la loro voce, molti la stanno perdendo...altri l'hanno già persa!
Sono i malati di SLA (Slerosi Laterale Amiotrofica) una patologia dall'esordio silente, subdolo, che simula altre patologie, finchè non si manifesta in modo inequivocabile: perdi l'uso delle braccia, delle gambe, non mastichi più i cibi perchè non riesci a inghiottire, infine il respiro ti diventa affannoso e non parli più.
La sla ti rende prigioniero del tuo stesso stesso corpo, solo lo sguardo resta vigile, insieme alla consapevolezza di una fine senza scampo.
Non ci sono cure per la sla! La ricerca non trova fondi sufficienti per accelerare i tempi, ed è proprio di questo che c'è bisogno: di fare in fretta!
La sla determina la perdita irrimediabile dei motoneuroni, e cammina (lei sì), implacabile...inesorabile.
Colpisce le sue vittime a caso, giovani e meno giovani, uomini e donne, senza distinzione di censo, mestiere o professione...rende tutti uguali e impotenti, azzera sogni e speranze.
Tocca a noi allora parlare, anzi "gridare", perchè lo Stato non si arrenda, perchè sostenga in modo adeguato i suoi cittadini a condurre, fino alla fine, una vita dignitosa.
La realtà ci mostra cose che non vorremmo vedere: intere famiglie che soffrono e si distruggono nel tentativo di rendere accettabile la vita al loro caro ammalato di sla, nella solitudine di una battaglia che non si potrà vincere.
Ai malati, alle loro famiglie dobbiamo dare una speranza.
"Un uomo senza speranza è un uomo morto!"
Domenica 21 settembre in 40 piazze italiane l' AISLA (www.aisla.it) sarà presente per far conoscere la sla, per sensibilizzare menti e cuori, per raccogliere fondi da destinare alla ricerca.
Se possibile regaliamoci una domenica diversa.

venerdì 12 settembre 2008

Una STELLA nel firmamento della Scuola

Da un bel pò amici maliziosi mi bersagliano di domande, mi provocano perchè mi esprima, senza reticenze, sui recenti provvedimenti e innovazioni(?) che si sono abbattuti sul pianeta Scuola.
Io prendo tempo, mi barcameno, nel tentativo, disperato, di far finta di non capire dove il nuovo governo vuole andare a parare.
Ora però non me la sento più di continuare a "nicchiare"! Ho speso più di metà della mia vita nella scuola elementare: dal 1964 in poi le "riforme" me le sono godute tutte!
Premetto che mi auguro che la riforma Gelmini non vada in porto, anche per un rispetto del valore semantico delle parole...che significa riformare se non trasformare, adeguare a nuove esigenze, modificare uno stato delle cose o un'istituzione per migliorarli?
Le modifiche previste mi fanno ridere (a denti stretti per la rabbia che cerco di contenere), le giudico patetici tentativi di mettere ordine in un disordine che seppure può esserci nella scuola di secondo grado, non è certamente presente nella scuola elementare.
Se qualcosa non funziona nel nostro sistema scolastico le "colpe"vanno cercate altrove.
Vogliamo parlare del ruolo della famiglia, prima agenzia educativa di ogni individuo?
Vogliamo parlare dell'influenza nefasta dei media che propongono, con abile strategia, modelli di sviluppo non più sostenibili?
I ragazzi sono demotivati e ribelli?
Diamo alla Scuola il compito di rimetterli in riga, magari diamogli un bel 5 in condotta, così imparano!
Qualcuno si è chiesto perchè i giovani vivono con disagio la scuola che richiede loro impegno e sacrificio?
Qualcuno si chiede perchè la delinquenza, anche quella giovanile, è in aumento?
Si potrebbe introdurre la pena capitale per certi reati...il taglio delle mani per chi ruba...la lapidazione per gli adulteri...il confino per chi non è d'accordo con la classe dirigente...
Siamo un paese democratico e progressista e certe misure le aborriamo, ma le domande sul perchè il paese va a rotoli non "vogliamo" farcele: non ci conviene!
Noi rimettiamo il grembiule ai nostri alunni, così a scuola potranno sentirsi tutti uguali!
A prescindere dal fatto che alcune scuole di Milano si stanno già attrezzando con la proposta di divise chic...sarà il grembiule che porterà gli alunni ad instaurare relazioni prive di egoismi e distinzioni?
Potrei continuare...spendo solo poche parole (brutta espressione del linguaggio corrente), circa il reintegro della maestra "unica".
Sono stata unica e poi contitolare, come altri prima di me.
Da maestra "tuttologa", io direi "tuttofare", ho gestito le mie classi con grande soddisfazione, ma anche con sacrificio e fatica, con l'introduzione dei moduli ho continuato il mio lavoro con la consueta passione, ma la fatica è rimasta, soprattutto per le difficoltà connesse alla necessità di coordinare obiettivi e interventi con i colleghi del modulo...questo per dire che il mestiere di docente è duro, comunque.
Allora? Ritengo che il ritorno al maestro unico avrebbe un senso solo se le classi comprendessero un numero ridotto di alunni, solo se ogni alunno "diversamente abile" potesse contare sull'insegnante specialista, in tal caso il bambino usufruirebbe dell'insegnamento individualizzato cui ha diritto.
Oggi le scuole sono provviste di laboratori per numerose attività che rendono la Scuola luogo di crescita globale dell'alunno, grazie alla presenza di docenti con professionalità diversificate...che si fa?
Si demoliscono i laboratori, compresi quelli voluti dal ministro Moratti, e si disperdono al vento i docenti che si sono "formati", a spese dello Stato, per il funzionamento degli stessi?
Non sempre si può tornare indietro...ce lo insegna la vita.
Occorre andare avanti cercando di correggere gli errori, ma partendo dalla realtà e con la coscienza a posto!
La mia coscienza mi dice che la Scuola necessita di personale qualificato e aggiornato (seriamente), necessita di maggiori risorse per le strutture e il personale (ancora sottopagato), necessita di un'autonomia faticosamente avviata e mai raggiunta.
Occorre operare tagli...l'Economia è in affanno...ce lo aspettavamo!
Che si proceda ai tagli, si taglino gli sprechi e le operazione di malaffare...nella scuola mancano gli uni e gli altri!
Un paese si giudica dal funzionamento della Scuola, dall'efficienza del suo Servizio Sanitario, dall'impulso che si dà alla Ricerca, dalla vivibilità dei cittadini in termine di acquisizione di diritti (penso alla casa e al lavoro).
Non ho nulla contro il ministro Gelmini come persona, ma molte perplessità sul suo ruolo di "Stella", qui, oggi, nella nostra galassia!

martedì 9 settembre 2008

La quercia caduta di G.Pascoli

Mi affaccio alla finestra e mi rendo conto che per vedere il cielo devo guardare in alto...dove sennò? Ma non sempre è stato così.
Sono cambiata io ed è un'altra la finestra.
C'è stato un tempo nel quale, affacciandomi, vedevo il cielo e sotto la terra, cioè un ampio spazio recintato, per lo più incolto, al centro del quale svettavano, rigogliosi e superbi, due alberi gemelli ai quali io e il mio compagno avevamo anche dato un nome: Castore e Polluce.
Era il tempo in cui davamo i "nomi" alle cose, e spesso anche alle persone, con quel linguaggio esclusivo che si costruisce nella pretesa di poter vivere in un mondo a parte...Noi, e poi gli altri!
Un giorno la recinzione venne divelta, in modo organizzato e scientifico, il campo rasato e ripulito e i nostri alberi abbattuti, senza pietà.
Fu un grande dolore...i rami giacevano a terra con le foglie ancora verdi, i tronchi ridotti a catasta informe in attesa di una pronta rimozione. Si era trattato di un'esecuzione in piena regola!
A lungo ci toccò vedere il triste nuovo spettacolo, ogni tanto qualcuno andava a far provvista di legna e alla fine non ci fu più nulla.
Nel frattempo i "nomi" non li mettevamo già più, usavamo il linguaggio corrente, questo la dice lunga.
Ora dalla finestra vedo un grande complesso residenziale, presto alla base apriranno un supermarket, l'ampio parcheggio per i clienti è già pronto.
Il cielo è decisamente in alto, dov'è giusto che sia.
Stamattina pensando a Castore e Polluce mi è venuta in mente la poesia di Pascoli e mi sono ritrovata a recitarla...(scherzi della memoria?)
A scuola la facevo studiare ai miei alunni che immancabilmente la giudicavano triste, pensavano ai nidi distrutti e al dolore degli uccelli che cercavano invano la loro casa, mentre io, allora, mi sforzavo di stimolare la loro attenzione verso altro...
Volevo che cogliessero il valore degli alberi, l'immensa ricchezza che rappresentano, il loro essere simbolo dell'esistenza umana che dovrebbe compiere il suo ciclo di nascita, crescita e morte, con naturalezza, nel rispetto di una natura amica e pacificata.
Oggi so che il mondo è cambiato, ma ancora mi si stringe il cuore di fronte ad un albero abbattuto!
Ho letto, non ricordo dove, che le poesie sono ali di uccelli che fanno la spola tra terra e cielo e si fermano sugli alberi per riposare.
Credo che valga sempre la pena di cogliere un frullo d'ali...


La quercia caduta

Dov'era l'ombra or sè la quercia spande
morta, nè più coi turbini tenzona.
La gente dice: "Or vedo: era pur grande!"

Pendono qua e là dalla corona
i nidietti della primavera.
Dice la gente: "Or vedo: era pur buona!"

Ognuno loda, ognuno taglia. A sera
ognuno col suo grave fascio va.
Nell'aria, un pianto...d'una capinera

che cerca un nido che non troverà.

G. Pascoli - Primi Poemetti

mercoledì 27 agosto 2008

E il padrone riabbraccia la sua Zazie

Da un pò di tempo continuo a leggere il quotidiano con una delusione crescente: i problemi sono sempre lì, scompaiono per ricomparire quasi subito più pressanti, ma sempre senza nemmeno una piccola ipotesi di soluzione...se poi si scorge uno spiraglio d'intesa bisogna ricredersi in fretta, smentite, distinguo, polemiche da ogni dove!
Su Repubblica di qualche giorno fa (ormai vado avanti per ritagli) la gioia di una notizia confortevole a firma di Valentina Monarco.
" Con un camper era arrivato in Italia per le vacanze due anni fa e aveva perduto la sua piccola Zazie, quando gli avevano rubato il mezzo.
Con un camper, due anni dopo, è tornato per riprendersi la sua cagnolina, ritrovata durante lo sgombero del campo rom di via della Martorana.
Luigi Bucci, francese di origine italiana, appena ha saputo che i volontari dell'associazione canili di Porta Portese avevano ritrovato la sua Zazie, è partito da Grenoble e undici ore dopo era già a Roma per riabbracciarla."
Zazie inizialmente era titubante, ma appena il suo padrone ha aperto la porta del camper lei è corsa a riprendere il "suo"posto sul divano, quello che occupava durante i viaggi con il signor Bucci. "Determinante per il riconoscimento il tatuaggio che la cagnolina ha all'interno dell'orecchio.Un particolare insolito per un cane non di razza, ma che ha tolto ogni dubbio sul possibile lieto fine".
Questa piccola storia d'amore mi ha fatto riflettere. Forse finchè continueranno ad esserci persone come il sig. Bucci e giornalisti come l'autrice del testo c'è una speranza per chi, come me, combatte contro il pessimismo dilagante dei media.

sabato 16 agosto 2008

Immacolata detta Tina


Quando ho conosciuto Tina ero appena passata dallo status di figlia a quello di moglie, come dire che mi barcamenavo, con fatica, tra casa e lavoro.

Tina era già madre di quattro figli, con una lunga storia alle spalle e un presente che gestiva con coraggio e una sorta di atavica rassegnazione.

Lei prese le redini della mia casa con piglio sicuro, io ero contenta di aver trovato un angelo custode che mi guidava con suggerimenti discreti e preziosi, non senza risparmiarmi qualche strigliata della quale, però, subito si scusava.

Col tempo si stabilì un clima di confidenza e Tina prese a raccontarmi la sua vita.

Seppi così che non aveva studiato e di ciò un pò si vergognava, mentre era fiera dei suoi natali in un paesino del sud, pur ammettendo che gli stessi avevano "segnato" il suo destino.

Tina era giunta a Roma con la famiglia per sfuggire a una realtà che le appariva senza scampo, con la speranza di migliorare, come tanti altri prima di lei.

La Capitale le mostrò presto la sua faccia dura: solo lavori occasionali per il marito manovale, una baracca per abitazione e quattro figli da sfamare.

Tina annodò sogni e speranze in un fazzoletto, assieme a piccoli oggetti d'oro...la sua riserva, diceva, per le emergenze.

Si caricò il suo fardello sulle spalle e e si diede da fare: pulire, dovunque e senza sosta, la sola cosa che sapeva fare.

Dopo stenti e umiliazioni giunse l'assegnazione di un alloggio popolare all'estrema periferia della città, lontano dai luoghi già noti, con una vita da reinventare, ma una casa era una specie di vincita al lotto e lei organizzò il trasloco con entusiasmo e rinnovata speranza.

Tina si ritrovò senza lavoro e il marito pure, lei cominciò ad attingere al suo capitale d'emergenza, il marito sempre più spesso alla bottiglia di vino.

Tina riprese a pulire le case degli altri, due ore qui, tre ore là...senza mai risparmiarsi. Tra un lavoro e l'altro si occupava della sua casa, dei figli da sfamare, vestire e mandare a scuola.

Il marito era però diventato irriconoscibile, un uomo apatico, sconfitto, aggressivo che affogava nell'alcool la sua fatica di vivere, e sfogava sulla moglie la rabbia che lo divorava.

Tina collezionava quotidianamente la sua razione di botte, lo faceva in silenzio, per proteggere i figli, diceva.

Sapeva che nessuno poteva aiutarla. Si era rivolta alle forze dell'ordine e aveva capito che una denuncia avrebbe solo aggravato la situazione: i carabinieri vogliono i fatti, non le parole! Insomma qualcuno avrebbe dovuto chiamare La Legge mentre il marito infieriva su di lei, ma i vicini non volevano immischiarsi...

Quando si confidò con me la storia andava avanti da un pezzo e mi resi conto che le era costato molto parlarne, si vergognava e faticai a convincerla che doveva parlare del suo problema con le maestre dei figli, con l'assistente sociale, con il parroco, con più gente possibile, e fare in modo che il marito lo sapesse.

Le sarebbe costata qualche dose supplementare di botte, ma la sua situazione era ingiusta e davvero insopportabile!

Tina mi ripeteva:- Se alza le mani sui bambini lo ammazzo!

Una sera l'uomo minacciò il più piccolo dei figli con un coltello...Tina riuscì a disarmarlo e a fuggire con la sua piccola truppa, dopo aver chiuso all'interno il forsennato e aver "rimediato" un bel fendente ad un braccio.

I vicini chiamarono le forze dell'ordine, il parroco accompagnò Tina al pronto soccorso dove scattò una formale denuncia.

La notte passò alla meno peggio, l'indomani Tina ritornò nella sua casa scortata dai carabinieri e da un fabbro che provvide a sostituire la serratura.

Tina poi mi disse:- Quando ha alzato il coltello sul bambino io non ci ho visto più! Io lo avrei ucciso, o io o lui! A quest'ora potrei essere morta, o un'assassina...Ci pensa?

Il marito fuggì all'estero, Tina crebbe i suoi figli con la dignità e la saggezza che le veniva dalla sua gente.


Dedico questa storia alle donne vittime di mariti violenti, con l'augurio di trovare il coraggio di reagire e difendere i "cuccioli" nel modo giusto.

Dedico, infine, questo testo a Jolanda Catalano, una poetessa che ha avuto il coraggio di trattare il tema della violenza e degli abusi sui minori che per lo più avvengono in famiglia.

cfr: Voci dal buio.www.rebstein.wordpress.com

mercoledì 6 agosto 2008

E ti rivedo bambina...

A Paola che abita il mio cuore.

Mi parli con parole dure che feriscono l'animo e annebbiano la vista.
La voce e lo sguardo trasmettono l'odio per una sorte che non credevi la tua.
Vuoi colpire, distruggere un gioco che non hai scelto di giocare, come fa il bambino quando non riesce a trovare il pezzo giusto del puzzle che aveva iniziato.
Ti muovi sui frammenti aguzzi dei sogni infranti, con piedi feriti e sanguinanti.
Io però non sento più quel che dici, sono distratta dalle tue mani, piccole, sottili, da bambina.
Ti rivedo com'eri: occhi grandi in un visino piccolo, sgranati su un mondo da scoprire, limpidi laghi, profondi di domande in attesa...
Ora parli con furia di donna, spietata.
La vita ti ha dato risposte inattese, dure, cattive e ti costringe ad una saggezza troppo vecchia e lontana da te.
Io continuo a rivederti bambina...e non trovo parole per il tuo dolore.

lunedì 28 luglio 2008

Mio

Mio

Mia la casa che mi accoglie
Mio il balcone con le mie piante
Mia la strada del mio indirizzo

Mio il cielo che scruto la sera
Mie le speranze che cullo nel cuore
Mio il corpo che a volte mi duole

Mia la mamma perduta anzitempo
Mio il papà divenuto mio figlio
Mio il ricordo che preme nel cuore

Mio il nome al quale rispondo
Mio lo sguardo che vedo allo specchio
Mio il dolore che fa tanto male

Mia la Luce che traspare lontana
Mia l'ombra che mi avvolge
Mia la solitudine fedele compagna

E seguito a dire: "mio"...
Sapendo che nulla mi appartiene
Sapendo che tutto può svanire.